Per “Il Quotidiano della Calabria” è “L’urlo del popolo di Amantea”, mentre “Il Manifesto” scava più a fondo e lo chiama “Antidoto calabrese”. Non sono i titoli (che pur rendono conto della cronaca), e non lo sono nemmeno i silenzi di certa stampa, tv, e telegiornali (tutti e tre nazionali) che, magari, parlano diffusamente della prossima edizione del GF.
Non è questo! È invece una speranza. Di farcela, di esserci svegliati. E di questo avrebbe dovuto rendersi conto quella parte politica colpevolmente assente alla manifestazione, e soprattutto chi ci governa (ma, a dirla tutta non siamo nemmeno sicuri che tutti i politici presenti ieri ad Amantea lo abbiano davvero capito). Avrebbe dovuto rendersene conto soprattutto il giornalismo nazionale, quello stesso che spesso accomuna vicende diverse come le inchieste campane sulla gestione dei rifiuti e la vicenda delle navi dei veleni (fino a poco tempo fa “navi a perdere”). Perché lo si fa? Probabilmente perché c’è un sud del paese che fa un po’ ridere (e piangere noi altri). Tutti assieme, dalla Puglia alla Sicilia, e tutti assieme dagli amministratori agli amministrati. Ma questa volta il sud non ha fatto né ridere, né piangere. Ha fatto riflettere, e con buona pace di chi non se ne è accorto o, peggio ancora, ha fatto finta di non accorgersi. Il punto è questo! Non lo è, invece, la discrasia numerica dei partecipanti: 35 mila per un giornale che si dimezzano per un altro, che risalgono per un altro paio ancora, e ridiscendo per altri. Quanti non importa: l’importante è che siano stati tanti, e soprattutto il perché questi (o la maggior parte di essi) manifestino, scendano in piazza, sfilino in corteo. C’è un altro punto: la mancanza di un “manifesto” per un movimento pacifico in albore. Dovrebbero scriverlo gli addormentati intellettuali: in attesa del “risveglio” lo scrive (come può) la gente comune. Segnaliamo due ottimi e diversi commenti su “Il quotidiano della Calabria”, quello di Giuseppe Pierino di ieri, e quello di Matteo Cosenza oggi, che riassumiamo entrambi.
Giuseppe Pierino
Giuseppe Pierino si chiede cos’abbia fatto di male la Calabria per essere una regione rimasta “sola con le sue angosce quasi un'isola appestata ma lontana, estranea al Paese e alla sua coscienza civile”. Non è una visione ottimistica quella di Pierino che dice cose vere: lo sfascio di una regione, l’appannamento dei valori etici e civili, l’assenza di una qualsivoglia strategia nazionale. È l’occhio triste di una persona colta che guarda allo stesso mare, alle stesse colline ed alle stesse montagne ma riscontra una regressione inarrestabile da quelle che furono “grandi civiltà” a quelle che sono civiltà moderne caratterizzate da “miseria culturale e morale”. Giustamente, e ad avviso di molti ormai, Pierino sostiene che la stampa non abbia dato un’informazione adeguata. Si salvano i soliti noti: “Il Manifesto”, “la Repubblica”, Lucarelli e la stampa locale, Quotidiano in primis. È grazie a questi pochi, e al procuratore Giordano, “se il caso – scrive Giuseppe Pierino - non si è subito chiuso come cinque anni addietro”. Questa regione va avanti nonostante la politica (inutile?) e nell’assoluto silenzio degli intellettuali. Ed anche questo è vero. In breve è tutto vero ciò che dice Pierino e concorda su un punto con il sociologo Tonino Perna. Per quest’ultimo è “in discussione il diritto alla vita nel mare e fuori”; per Pierino è in gioco “la vita stessa, la sua qualità e la sopravvivenza in una regione una volta considerata l’eden e resa via via inospitale, ora ferita a morte e destinata all’abbandono e alla desertificazione senza un mutamento radicale”. Amantea è solo il tentativo (forse l’ultimo) di tener alta la speranza, ma da ieri, forse, nell’occhio triste di Pierino c’è un lumicino.
Matteo Cosenza
Un taglio più ottimista ed, ovviamente, giornalistico. Cosenza riconosce subito che ad Amantea c’è una Calabria che non vuole soccombere, e che quindi esiste, è attiva, e ne ha dato prova solo 24 ore fa. Cosenza da conto dell’eterogeneità dei partecipanti e della “partecipazione”. Evidenza lo sbaglio storico di Scopelliti (e del Pdl calabrese): non esserci! Un errore politico che in vece non ha commesso Loiero (e nemmeno Callipo) che, come ricorda Cosenza, ha subito “slogan pesantissimi rivolti in più parti del corteo” ma che “comunque ieri mattina era ad Amantea”. Le considerazioni di Matteo Cosenza sono ben altre e più profonde. Le politiche ambientali, per esempio, in un sud d’Italia spesso commissariato, Calabria compresa. Colpa di una classe dirigente “che obiettivamente nel corso degli anni, da destra a sinistra, è venuta meno al suo compito di garantire politiche ambientali tali da preservare il bene più prezioso di questa terra”. In questa considerazione se ne nasconde un’altra (forse legata alla prima da un rapporto causa-effetto) che è l’afonia: la classe dirigente regionale non ha la forza di cambiare la pessima percezione che si ha della Calabria. Ma per Cosenza le cause sono ben altre: la trasformazione della politica, quella dei partiti, ed la mancata elezione dei rappresentanti parlamentari. La sua terza riflessione è, in realtà, lo scopo della manifestazione di Amantea: impegnare il Governo a ristabilire la normalità della condizione ambientale. Giustamente sottolinea che le liti tra partiti e tra rappresentanze parlamentari sfuggono al vero compito: “raccordarsi su una piattaforma comune che è possibile se si presta attenzione esclusivamente all'interesse della comunità locale”.
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Bisogna tener conto alle prossime vot...
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